Muri o mulini?

Quando l’altro giorno ho risentito questo proverbio cinese avevo sulla scrivania un grafico, di cui ho parlato anche in un video recente, che mostrava una ragione diversa per non investire ogni anno negli ultimi cinquant’anni. Guardandolo, ho pensato a quanto la storia sia sorprendentemente coerente nella sua apparente imprevedibilità.

Nel 1973, in piena crisi energetica, c’era chi parlava di un ritorno definitivo al carbone e chi immaginava un futuro fatto di motori elettrici e fusione nucleare. Nel 1986, dopo Chernobyl, per molti il nucleare era finito per sempre, mentre altri già lavoravano per renderlo più sicuro. Nel 2008, con la crisi dei mutui subprime, si parlava della fine del sistema finanziario come lo conoscevamo e di una recessione infinita, mentre qualcuno iniziava a pensare alle riforme necessarie per evitare che accadesse di nuovo. Potrei continuare con altri esempi, ma il punto è sempre lo stesso.

“Oggi è diverso”. È la frase che ritorna puntuale in ogni fase di incertezza. Oggi, ci dicono, si sommano guerre, tensioni geopolitiche, inflazione, transizione energetica, debito pubblico e cambiamenti climatici. Ma ogni volta è stato “diverso”, e ogni volta l’essere umano ha trovato soluzioni. Dal 2000 al 2003 abbiamo avuto, in rapida successione, lo scoppio della bolla dot-com, l’11 settembre, scandali contabili e una guerra in Medio Oriente. Sembrava mancasse solo il colpo di grazia. Eppure, nei cinque anni successivi, i mercati hanno vissuto una delle fasi di crescita più intense.

Per questo, invece di innalzare muri, dovremmo continuare a costruire mulini a vento. Chiederci non se il mondo cambierà, ma come cambierà. Perché da qualche parte andrà. Come ricorda Steven Pinker in “Illuminismo adesso”, sono le persone illuminate, quelle che non si rifugiano nei complotti o nella paura, ad aver davvero cambiato il mondo. È una lettura che resta attualissima anche nel 2026.

Dentro questi cambiamenti si aprono sempre nuove opportunità. I settori che oggi appaiono più evidenti sono la cybersecurity, l’energia pulita e, sempre di più, l’intelligenza artificiale come tecnologia abilitante. Non possiamo pensare di vivere in un mondo iperconnesso senza proteggerne infrastrutture, dati e sistemi critici. Allo stesso tempo, la crisi energetica degli ultimi anni ci ha insegnato che l’indipendenza energetica e la sostenibilità non sono slogan, ma necessità strategiche. Rinnovabili, accumulo, reti intelligenti e anche il nucleare di nuova generazione sono temi su cui guardare avanti, non indietro. La paura blocca, l’innovazione fa crescere.

La Cina resta un caso emblematico di come il cambiamento venga spesso frainteso. Negli ultimi anni ha attraversato fasi complesse, tra scelte drastiche, rallentamenti economici e tensioni con l’Occidente. Eppure continua a investire massicciamente in tecnologia, istruzione e filiere strategiche. Non è più solo la fabbrica del mondo, ma un laboratorio di competenze e innovazione. È un’area che richiede oggi più consapevolezza e selettività, ma che resta centrale negli equilibri globali. Allo stesso modo, anche l’Europa e l’Italia potrebbero rappresentare un’opportunità se strumenti come il PNRR venissero utilizzati con visione e competenza, un po’ come avvenne con il Piano Marshall nel dopoguerra.

La domanda che mi viene posta più spesso è sempre la stessa: “Il mercato si riprenderà?”. La vera domanda, però, non è se, ma quando. A questo non posso dare una risposta precisa, ma la storia ci insegna che le correzioni più violente e rapide spesso preparano riprese altrettanto forti. Ogni grande crisi è stata seguita da nuovi massimi. Non subito, non senza volatilità, ma con una direzione chiara nel lungo periodo.

Oggi il mercato può fare un balzo in avanti e domani fermarsi, o tornare indietro. Nessuno lo sa. Una cosa, però, possiamo dirla con ragionevole certezza: il prossimo picco dei mercati globali sarà più alto del precedente. Nel frattempo, l’unico vero errore è farsi trovare impreparati. Piani di accumulo, ribilanciamenti, gestione della liquidità hanno senso solo all’interno di una pianificazione coerente. Chi ha pianificato bene deve soprattutto avere pazienza.

Continuiamo quindi a costruire mulini a vento. Non solo per il nostro futuro finanziario, ma per quello dei nostri figli e dei nostri nipoti. Investire nel futuro significa credere che il mondo, nonostante tutto, possa andare avanti. E la storia, finora, ci ha sempre dato ragione.

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