Kirk a Enterprise, fatemi risalire!

Questa è “la frase” che ha caratterizzato Star Trek, una serie televisiva che, quando è uscita ormai sessant’anni fa, ci presentava mondi fantastici, viaggi interstellari e chi più ne ha più ne metta.

Lo spazio è sempre stato un luogo misterioso da scoprire: chi non vorrebbe andare sulla Luna o su Marte? Forse un giorno andremo a fare le terme su Venere, ma non è ancora il momento.

Di spazio si parla anche in finanza. Non parliamo certo di viaggi interstellari, ma di realtà ben visibili.
Da qualche anno, infatti, si parla di Space Economy. Ma che cos’è in realtà?

Non dobbiamo pensare all’Enterprise, ma a qualcosa di più concreto, che sta già influenzando le nostre vite. Ancora prima di uscire di casa.

Pensiamo a una mattina qualunque. Apri il meteo sul telefono per capire se serve l’ombrello: quelle previsioni, sempre più precise, arrivano anche dallo spazio. Sali in macchina e il navigatore ti porta in ufficio evitando la coda: dietro c’è un satellite, e qualcuno ha costruito il razzo che lo ha mandato in orbita. E la pasta che mangerai a pranzo? Magari il grano è stato coltivato da un agricoltore con appezzamenti enormi, che usa trattori a guida satellitare e controlla con le foto dallo spazio se il trattamento dei campi è uniforme.

Senza accorgercene, lo spazio è già entrato nella nostra giornata.

E non è finita qui. Si parla già di sviluppi futuri: data center, turismo spaziale, produzione in assenza di gravità, sistemi per la difesa, internet sempre più veloce anche nei luoghi più isolati e tanto altro.
Sicuramente non realizzeremo tutto subito, ma serviranno comunque infrastrutture, nuovi razzi e satelliti più sofisticati. E in questa corsa ci siamo anche noi: l’Italia è tra i pochi Paesi al mondo capaci di costruire satelliti e perfino razzi.

Qualche numero aiuta a capire di cosa stiamo parlando. Secondo uno studio del World Economic Forum realizzato con McKinsey, l’economia dello spazio potrebbe arrivare a 1.800 miliardi di dollari entro il 2035, partendo dai 630 miliardi del 2023. Quasi il triplo. E la cosa più curiosa è che oltre il 60% di questa crescita dovrebbe arrivare da settori che con lo spazio sembrano c’entrare poco: trasporti e logistica, alimentare, difesa, commercio, beni di consumo e comunicazioni. Proprio come la nostra mattina qualunque. World Economic ForumWorld Economic Forum

Si potrà pensare che io stia vaneggiando, ma prima di scrivere questo pezzo mi sono posto una domanda: “Come avrei reagito nel 2002 se uno studioso mi avesse detto che nel 2025 più del 50% delle auto vendute avrebbe avuto un motore elettrico o ibrido?” Non avrei scommesso una lira. E avrei sbagliato.

La Space Economy è un nuovo trend e, come tutte le cose nuove, ha bisogno di tempo. Un puledro deve essere domato prima di poterlo cavalcare: oggi la Space Economy è come un mustang selvaggio che corre senza una direzione. Ma quando l’avrà trovata, chi sarà già in sella farà molta meno fatica di chi dovrà rincorrerlo.

Ci si può avvantaggiare? Assolutamente sì. Il modo più semplice è un accantonamento programmato: mettere da parte una piccola cifra ogni mese su questo settore, senza dover indovinare il momento giusto per entrare. Così le oscillazioni, che inevitabilmente ci saranno in un settore così giovane e particolare, lavorano a nostro favore invece che contro di noi.

Naturalmente, proprio perché è un settore giovane, va visto come una piccola parte del portafoglio e con un orizzonte lungo. Non è una scommessa da fare tutta in una volta, ma un viaggio da affrontare con calma.

Kirk chiedeva di essere fatto risalire a bordo. Forse è arrivato il momento di salire a bordo anche noi.

Se vuoi approfondire, non esitare a scrivermi.

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