A volte basta un rifugio di montagna, un caffè caldo tra le mani e un dettaglio colto per caso per far partire un pensiero. Dopo tre ore di cammino, con i polmoni pieni d’ossigeno e la mente libera, è come se tutto fosse più nitido, più pronto a lasciare spazio a riflessioni inattese.
Seduto al tavolo, osservavo un ragazzo che stava risalendo una parete liscia. Poco più in là, due amici lo seguivano con un cannocchiale, tesi e concentrati. A un certo punto, uno di loro sbottò:
“Eccoci, siamo alle solite. Quando arriva il passaggio difficile, invece di calmarsi e cercare l’appiglio giusto, comincia a dimenarsi come un pesce in una rete.”
Quelle parole mi hanno trafitto. Perché in fondo siamo proprio così.
Davanti a un ostacolo reagiamo istintivamente con agitazione. Se al mare all’improvviso non tocchiamo, iniziamo a scalciare nell’acqua, pur sapendo che sarebbe meglio fermarsi e lasciarsi galleggiare. Se in montagna ci sorprende un temporale, corriamo nel panico verso il primo albero isolato, proprio quello che dovremmo evitare. La saggezza, invece, sta nel fermarsi, proteggersi, respirare.
Lo stesso accade con i mercati finanziari. Appena arrivano notizie che scuotono la tranquillità – i dazi di Trump, la guerra in Ucraina, le incertezze globali – molti risparmiatori “sbattano” nel panico: liquidano tutto, fuggono dal mercato, si rifugiano sul conto corrente. È quella che la psicologa Ellen Langer chiamò nel 1975 illusione del controllo: l’idea che “fare qualcosa” significhi governare l’incertezza. Ma la verità è che non la governiamo. Possiamo solo imparare a starci dentro.
La storia ci ricorda che i giorni migliori della Borsa arrivano spesso proprio nei momenti peggiori. E perderseli significa dimezzare i risultati di anni. Uno studio di JP Morgan sullo S&P 500 lo dimostra: in vent’anni, chi ha saltato solo i 10 giorni migliori ha visto il rendimento scendere dal 6% a meno del 3%.
Mio padre diceva sempre: “La pazienza è la virtù dei forti.” È la stessa frase che ripeto ai miei clienti. La solidità nasce da pianificazione, obiettivi chiari, disciplina. Non da decisioni impulsive.
D’altronde, funziona così dappertutto: in piscina ci si allena per il mare aperto, in montagna si fanno piccole escursioni prima delle più impegnative. Perché dovrebbe essere diverso negli investimenti? Un piano d’accumulo è come un allenamento, una palestra finanziaria, che ti prepara a scalare vette più alte con maggiore sicurezza.
E le crisi? Arrivano, sempre. Ma vengono riassorbite, tutte. Il crollo del Covid è durato quattro mesi. La caduta del “Liberation Day”, appena novanta giorni. Più brevi di quanto sembrino, una volta superati.
Un vecchio cliente, poco prima delle ferie, mi ha detto sorridendo:
“Sei come un disco rotto. Ogni volta che c’è una crisi mi ripeti di stare calmo, che le cose si sistemeranno. Ma meno male che ho ascoltato quel disco, altrimenti avrei fatto un sacco di stupidaggini.”
Un gran complimento, se ci penso. Perché certe verità hanno bisogno di essere ripetute finché non diventano parte di noi.
Siamo fatti così: davanti alla paura sbattiamo le braccia. Ma con preparazione, consapevolezza e fiducia possiamo imparare a lasciarci portare dall’acqua fino a ritrovare l’appiglio giusto. E se lungo il cammino abbiamo accanto qualcuno che ci infonde sicurezza, ancora meglio.
Se volete venire in escursione con me, nessun problema. Ci prepariamo insieme: un po’ di educazione finanziaria, piccole uscite, un piano d’accumulo per cominciare. Poi, passo dopo passo, affronteremo con serenità traguardi più complessi.
E se durante il viaggio vi sentirete in difficoltà, tranquilli: attaccatevi al mio braccio.
Buona passeggiata.