Il ferro arrugginisce

«Il ferro arrugginisce se non si usa, l’acqua ferma si guasta.»

Leonardo da Vinci

Ci sono persone capaci di racchiudere una lezione di vita in poche parole. Leonardo era una di queste.

Restare immobili non è sempre una buona idea: forse non ci fa cadere, ma di certo non ci porta da nessuna parte.

Il patrimonio degli italiani è stimato in circa 11.362 miliardi di euro. Circa la metà è investita nel mattone, e per la metà delle famiglie meno ricche la quota supera il 70%.

A questo si aggiunge una montagna di denaro parcheggiata sui conti correnti, che per sua natura non rende nulla, come mostrano anche i dati della Banca d’Italia. Il quadro è chiaro: quando si tratta di investire, gli italiani sono un popolo piuttosto immobile.

La domanda allora è una sola: questa immobilità ci protegge dal cadere, oppure, come diceva Leonardo, sta lasciando guastare la nostra acqua?

Secondo i dati di Trading Economics, dal 2000 a oggi il valore delle case in Italia è cresciuto di circa il 20,7% al netto dell’inflazione. Una buona notizia per chi ha venduto e incassato la plusvalenza.

Molto meno per chi la casa l’ha tenuta: tasse, manutenzione e spese di gestione hanno eroso gran parte di quel guadagno, e in molti casi lo hanno cancellato del tutto.

Una casa che non produce reddito, quindi, dal 2000 a oggi si è rivelata un investimento poco efficiente. E all’orizzonte c’è la sfida green: un immobile poco sostenibile rischia di perdere ulteriore valore.

Facciamo lo stesso esercizio con i conti correnti, dove secondo il Sole 24 Ore è depositato il 37% della ricchezza degli italiani.

Sullo stesso periodo, per comprare oggi quello che nel 2000 si comprava con 10.000 euro servono più di 16.000 euro. Chi ha lasciato quei soldi fermi ha perso quasi il 40% del proprio potere d’acquisto, senza nemmeno accorgersene.

Allarghiamo lo sguardo. Tra il 2012 e il 2025 la ricchezza finanziaria degli italiani è cresciuta di poco più del 20%, quella dei francesi di circa il 45% e quella dei tedeschi del 108%. Da dove nasce questa differenza?

Una risposta arriva da una ricerca di Pictet: nei portafogli degli italiani le azioni pesano appena l’8% circa. Gli investimenti azionari restano marginali, per scarsa conoscenza del terreno, per paura di cadere o semplicemente per abitudine. Così restiamo fermi, e il nostro ferro arrugginisce.

Un immagine vale più di mille parole.

Nel grafico ho messo a confronto azioni, BTP, BOT e liquidità dall’inizio del 1999 a oggi, già al netto dell’inflazione. Cento euro di partenza, quattro strade diverse.

Le performance passate non sono indicative di quelle future.

Da anni cerco di aiutare i miei clienti a non lasciare troppi soldi fermi sul conto. Risparmiare costa fatica, ed è proprio per questo che quel sudore non va sprecato.

Muoversi, con giudizio, è il modo migliore per non lasciarlo arrugginire.

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